
Quest'anno 5772, la festività di Purim avrà luogo l'8 marzo 2012 (vigilia 7 marzo). Il Digiuno di Ester è il mercoledì 7 marzo.
La storia di Purim
Bambini ebrei salvano il popolo da una situazione disperata
di Aron Friedman
Molto tempo fa, gli Ebrei vivevano in Persia sotto il dominio del Re Achashverosh, che governava su un suo impero di ben 127 paesi, dall’india in oriente fino all'Etiopia in occidente.
II nostro popolo aveva passato brutti tempi. II Tempio di Gerusalemme era stato distrutto e tutti erano stati esiliati in Bavel dove povertà e difficoltà li affliggevano nel loro esilio.
Sotto il regno di Achashverosh iniziarono a superare le difficolà negli affari e nei mestieri. Ma per 70 anni il Tempio era rimasto una rovina e gli Ebrei tristemente si chiedevano se sarebbero mai ritornati a Gerusalemme. Sarebbero ritornati alla loro dimora?
Nel terzo anno del suo regno il re Achashverosh fece una festa. Tutti erano invitati, da tutti i paesi del mondo, compresi gli Ebrei di Shushan, la capitale. Achashverosh desiderava che tutti lo amassero e che tutti lo rispettassero.
Era una situazione difficile per gli Ebrei. In realtà non desideravano partecipare alla festa di Achashverosh perché temevano che i cibi offerti non fossero Kasher. Ed anche se lo fossero, come avrebbero potuto partecipare quando il re Achashverosh avrebbero indossato gli abiti di Cohen Gadol (il Sommo Sacerdote) che erano stati rubati dal loro proprio Tempio di Gerusalemme?
Mordechai, il capo degli Ebrei, consigliò loro di non andare, ma la maggioranza del popolo aveva paura di Achashverosh, e non lo ascoltarono. Che cosa avreste fatto voi?
Sicuramente nessun soldato di Tzivot Hashem sarebbe mai andato alla festa di Achashverosh. Disgraziatamente, molti Ebrei ci andarono, anzi, la maggioranza di loro e fecero male.
Di Shabbat tutti gli Ebrei andarono a casa loro anche se la festa procedeva. Mentre facevano Kiddush nelle loro case, le altre persone invitate alla festa di Achashverosh continuavano a bere, a bere, a bere. Achashverosh, ubriaco ordinò a sua moglie, Vashti, di mostrarsi a tutti, cosicché potessero vedere quanto fosse bella. Vashti, però, si senti offesa da questo ordine di un ubriaco. "Non verrò", disse. Nessuno sapeva cosa dire. "Che venga uccisa", gridò un consigliere, "se no d'ora in poi tutte le mogli disobbediranno ai loro mariti!" Questo consigliere era Haman, il malvagio Haman. Achashverosh diede ascolto alle sue parole e Vashti fu giustiziata. Sapete perché Vashti non volle venire? Improvvisamente le erano usciti tanti brufoli e le era perfino spuntata una coda! Tutto questo era successo perché Hashem la voleva punire, per essere stata cosi malvagia con le piccole ragazze ebree obbligandole a lavorare di Shabbat. Per questo motivo fu giustiziata di Shabbat.
Ora, Achashverosh aveva bisogno di una nuova regina e la fece cercare in tutti i suoi 127 paesi. In montagna ed in pianura, in oriente come in occidente, al nord come al sud. Finalmente i suoi messaggeri trovarono una ragazza bellissima, Ester, nipote di Mordechai; chiunque la incontrava rimaneva incantato dalla sua grazia, modestia e gentilezza.
Ester non voleva sposare Achashverosh; infatti aveva fatto tutto il possibile per non essere notata, ma Hashem aveva un piano. Appena Achashverosh la vide, decise che Ester sarebbe divenuta la sua regina, ma per quanto le chiedesse da dove venisse lei non rispondeva perché Mordechai le aveva raccomandato di non dire una sola parola sulla sua vera identità.
Un giorno Mordechai udì due ministri complottare di avvelenare il re, riferì la cosa ad Ester che la raccontò al re. Achasverosh fece scrivere nel libro dei ricordi che Mordechai gli aveva salvato la vita.
Intanto Haman, era diventato molto ricco e potente e il re lo aveva nominato Primo Ministro di tutta la Persia. Appeso al collo Haman portava fieramente un'immagine del suo idolo ed ovunque andasse, tutti erano obbligati ad inchinarsi davanti al lui.
Tutti, eccetto Mordechai l'Ebreo! Mordechai sapeva che un Ebreo non doveva mai inchinarsi, e nemmeno piegare le ginocchia davanti ad un idolo.
Haman era molto arrabbiato! Era furioso, fumante e decise di eliminare Mordechai e giacché c'era, tutti gli Ebrei.
"Ci stai procurando grossi guai", dissero gli Ebrei a Mordechai. Ma Mordechai non intendeva inchinarsi.
Alcuni giorni prima di Pesach, Haman tirò a sorte per vedere quale mese sarebbe stato il più propizio per vendicarsi degli Ebrei. Aha! Venne fuori il mese di Adar. "Un ottimo mese", pensò Haman: "il mese in cui Moshe, capo degli Ebrei, è morto". Haman dimenticava però, che Moshe era anche nato in Adar. Re Achasverosh diede pieni poteri a Haman, che decretò che nel 13 di Adar dell'anno successivo, tutti gli Ebrei sarebbero stati uccisi, in ogni provincia ed in ogni stato dell'impero. Non c'era dove scappare e non c'era dove nascondersi.
A questo punto Mordechai fece sapere alla regina Ester che era l'unica persona che poteva andare dal re per supplicarlo di avere pietà sul suo popolo. "Como posso andare?" replicò Ester, "Haman ha agito anche contro di me. Nessuno può andare a vedere Achashverosh senza essere stato chiamato da lui e sono ben trenta giorni che sono stata chiamata—nemmeno una sola volta!"
"Tuttavia devi andare", disse Mordechai "è pericoloso, ma tu devi salvare il popolo ebraico".
Per tre giorni la regina Ester non mangiò e non bevve e chiese a tutti gli Ebrei di digiunare e pregare assieme a lei. Poi, andò dal re senza invito.
Prima di entrare nella sala del trono, pregò dal profondo del suo cuore a HaShem per se stessa, per il suo popolo e per la ricostruzione del Tempio. Sapeva di poter essere uccisa in quel momento.Improvvisamente Achashverosh si accorse della sua presenza. Era adirato, sorpreso, e pieno di un nuovo amore—tutto insieme. Ester aveva un aspetto cosi fragile, e tuttavia cosi straordinariamente bello. Le guardie avevano estratto le loro spade pronte a colpire, Haman sogghignava sinistramente. Poi, ad un tratto Achashverosh alzò la sua mano, offri il suo scettro alla regina e le risparmiò la vita. "Quale è il tuo desiderio?", chiese, "fino a metà del mio regno sono pronto a darti".
Se voi foste Ester, che cosa avreste fatto? Avreste rivelato al re di essere Ebrei? Ester non lo fece immediatamente. Sarebbe stato troppo improvviso. Invece invitò il re ed Haman a venire da lei per una festa che desiderava fare per loro.
Nel frattempo anche altri facevano il loro possibile per annullare i crudeli piani di Haman. Sapete chi? I soldati di Tzivot HaShem di quei giorni. Mordechai aveva chiamato tutti i bambini ad unirsi a lui, ed essi vennero— ben 22.000. Tutti assieme studiarono la Torà, e pregavano a HaShem, chiedendo al Cielo di annullare il terribile editto di Haman.
Mentre studiavano Haman lasciava il palazzo. Era cosi eccitato di essere l'unica persona invitata a cenare col re e con la regina Ester e si affrettava verso casa per raccontare alla sua famiglia la buona notizia, quando vide Mordechai con tutti quei bambini.
Nessuno di loro si inchinò al suo passaggio, né lo degnò di attenzione. "La farò finita anche con voi", promise, ma i soldati di Tzivot HaShem non si spaventarono. "Non ci curiamo di te", gridarono, "Noi staremo con Mordechai, studiando la Torà e pregando, fino alla fine! "'.
Quando HaShem udì le loro preghiere e vide le loro lacrime, disse: "Per amore di questi bambini salverò gli Ebrei! "
E cosi fu. Il coraggio di Ester, la saggezza di Mordechai e le preghiere dei bambini di Tzivot HaShem ribaltarono la situazione ormai disperata. Achashverosh diede ascolto ad Ester quando chiese di non distruggere il suo popolo. Hamen venne smascherato come il peggior nemico del re, non come suo amico e venne impiccato sulla forca che egli stesso aveva fatto erigere per Mordechai, Mordechai venne onorato e promosso alla carica di primo consigliere del re ed infine, il 13 di Adar, il giorno che Haman aveva stabilito per lo sterminio degli Ebrei, questi combatterono contro i loro nemici, uccidendo tutti i malvagi seguaci di Haman.
I Saggi dichiararono che il giorno in cui avvennero questi miracoli e che gli Ebrei terminarono di combattere fosse dedicato a festeggiamenti e ringraziamenti ad HaShem, a dare regali ai poveri, ed a mandare dolciumi agli amici. E il giorno di Purim, la più gioiosa di tutte le feste.
Tratto dal "Moshiach Times" N. 4
La Meghillat Ester: lo svelamento del nascosto
di Rav Roberto Della Rocca
Articolo pubblicato su "Hebraica" Miscellanea di studi in onore di Sergio Sierra per il suo 75° compleanno – Torino 5759-1998
" .....questi giorni di Purim non cadranno in disuso tra gli ebrei ed il loro ricordo non cessi in mezzo alla loro discendenza..." (Libro di Estèr, 9;28).
Nella sua grande opera di giurisprudenza ebraica, il Mishnèh Toràh, Maimonide (1135-1204) sostiene che nell'era messianica tutti i libri della Bibbia cadranno in disuso tranne il Rotolo di Estèr essendo questo duraturo come i cinque libri della Toràh, l'esistenza della quale è eterna.....e, continua, "...anche se dovesse scomparire il ricordo di tutte le nostre sofferenze, quello di Purim non sarà mai cancellato".
Ma perché proprio il Libro di Estèr e con esso il ricordo di Purim dovrebbero sopravvivere a tutti gli altri? La Meghillàh (termine che deriva dalla radice ghimel ghimel lamed, che significa arrotolare, avvolgere, e che indica la lettura su un rotolo di pergamena come il Sefer Toràh) è un libro che narra di una comunità completamente assimilata, sradicata dalla sua terra d'origine, lontana, materialmente e spiritualmente, dalla Terra di Israele, di cui, in tutto il racconto, non si fa alcun cenno, né come ricordo né, tantomeno, come mèta di aspirazione. Siamo nel pieno della golàh, dell'esilio, quindi, al punto che gli ebrei temono addirittura di rivelare la loro identità.
Un altro segno sorprendente è che, contrariamente a quanto si fa durante la festa di Chanukkàh, a Purim non si legge l'Hallel (lett.lode; è il nome dato ai Salmi 113-118), riservato solo ai miracoli avvenuti in Terra di Israele.
Ciononostante, Estèr ottiene quello che ai valorosi fratelli Maccabei non è stato concesso: non solo il suo libro viene incluso nel canone biblico, ma questo ha dato anche il nome ad un trattato talmudico, chiamato appunto " Meghillàh".
Ciò che però più sorprende, nel libro di Estèr, è che in tutto il testo non viene mai citato il Nome di Dio, né alcuno dei Suoi attributi. Questa peculiarità della Meghillàh, cioè di essere l'unico libro della Bibbia non solo privo della parola e dell'azione di Dio, ma anche di qualsiasi riferimento a Lui, ha fatto discutere molto i Maestri, prima che si arrivasse alla decisione di inserire anche questo testo nel canone biblico.
La stessa storia di Estèr, sembra essere un concatenarsi di eventi del tutto casuali: ad esempio, il grande banchetto del re Assuero, la decisione di chiamare la regina Vashtì, il rifiuto di questa di presentarsi, la scelta di Estèr, il tentativo del colpo di Stato scoperto casualmente da Mordekhài, l'insonnia del re, l'arrivo di Hamàn e di Assuero proprio in quella notte. Il destino del popolo ebraico sembra completamente abbandonato al caso e alla fatalità.
Il termine Purim, dal persiano pur, designa le sorti che si gettano per fissare una data o per regolare il destino altrui secondo il decreto del solo caso. L'esistenza degli ebrei sembra legata a una partita a dadi e il popolo stesso appare impotente in un mondo mosso dalla sorte, abbandonato a un destino cieco, in un mondo da cui Dio sembra assente o, quantomeno, cosi' ben nascosto che tutto accade come se Egli non esistesse.
I Maestri del Talmùd, ricorrendo ai più originali espedienti interpretativi, si domandano "..dove si parla di Estèr nella Toràh?.." (Talmùd babilonese; Haghigàh 5,b). I Maestri fingono di non sapere che tra la Toràh ed Estèr trascorrono almeno sette, otto secoli.
Per capire il senso della loro domanda bisogna interpretare il testo come segue: in quale punto della Toràh si trova un'allusione alla storia di Estèr? Nella Toràh, dove è compresa la storia passata, presente e futura del popolo ebraico, deve pur esserci un qualche riferimento al tipo di miracolo che caratterizza Purim e molta parte della storia ebraica.
I Maestri leggono quindi nel verso del Deuteronomio, 31;18: "..ed Io continuero' a nascondere il Mio volto in quel giorno..", un preciso riferimento a Estèr e a Purim.
Il Talmùd, quindi, scorge uno stretto rapporto tra il tema del Dio nascosto, che si eclissa, e l'etimologia del nome Estèr, che significa appunto nascosta.
La salvezza del popolo di Estèr e di Mordekhài avviene in modo nascosto e discreto, diversamente da quanto accade per altri miracoli, nei quali Dio si manifesta e opera in forma palese, come, ad esempio, nella liberazione degli Ebrei dall'Egitto.
Ecco perché qualche commentatore ha tentato di trovare un'allusione al Nome di Dio nel verso in cui Mordekhài, spazientito dalle esitazioni di Estèr a presentarsi al re ed intercedere per la salvezza del popolo, dichiara: ".. se tu in questo momento taci, liberazione e salvezza sorgeranno da un altro luogo.." ( Ester, 4; 14).
Il termine Maqom, Luogo, designerebbe la stessa residenza divina, conformemente a quanto sostiene la letteratura rabbinica: " Egli è il Luogo del Suo mondo, ma il Suo mondo non è il Suo Luogo", nel senso che Dio è onnipresente anche quando Egli è nascosto.
La parola ebraica che indica il mondo è olam e deriva dalla radice alum, nascosto, forse per significare che l'esistenza di Dio in questo mondo è nascosta e lo scopo dell'olam, cioè del mondo nascosto, è la ricerca di quella verità, emèt, che secondo il Midràsh al momento della creazione Dio ha gettato a terra, affinché l'uomo la facesse germogliare con i suoi propri strumenti.
Compito dell'uomo quindi, è quello di cogliere l'intervento di Dio non tanto nelle dieci piaghe o nell'aprirsi del mare, quanto piuttosto negli eventi di ogni giorno, poiché un'eccessiva enfasi sull'attività miracolosa di Dio può farci dimenticare che la Sua presenza è in ogni luogo.
Benché altri quattro libri biblici portino il nome di Meghillàh, quello di Estèr è considerato il Rotolo per antonomasia.
Durante il suo srotolamento ci viene gradatamente rivelato ciò che è avvolto e nascosto. Dio si rivela una guida così silenziosa e invisibile, che la Sua reale partecipazione agli eventi dell'uomo può anche essere messa in discussione.
L'abilità, la forza di Israele consiste nel saper srotolare il rotolo, dipanare la matassa: potremmo dire nel saper "meghillare estèr", cioè svelare il nascosto, sollevare il velo dell'ascondimento, saper leggere dietro la maschera dell'apparenza e restituire un significato autentico al volto della maschera, che di umano ha solo la parvenza.
E' detto nel Talmùd che nel pasto del giorno di Purim è consuetudine bere tanto vino fino al punto di non saper piu' distinguere la destra dalla sinistra, di non saper piu' riconoscere la differenza tra "maledetto Hamàn e benedetto Mordekhài".
(E' notevole tra l'altro che le due espressioni, arur Hamàn e baruch Mordekhài, abbiano lo stesso valore numerico secondo la Ghematrià, regola interpretativa che si basa sul valore numerico delle lettere).
In un universo, quindi, dominato dalla confusione, dove non si discerne il giusto dall'ingiusto, dove la fatalità sembra reggere i due estremi della catena della storia e il mondo rischia di trasformarsi in una gigantesca mascherata, e in una sbornia generale, i Maestri invitano a mantenere quel discernimento che permette di decifrare il senso del trucco universale.
In ebraico la differenza tra golàh, esilio, e gheullàh, redenzione, è data da una sola lettera la a Alef, la prima lettera dell'alfabeto ebraico, la lettera con cui iniziano fra l'altro diversi nomi di Dio, la parola Adàm, uomo, i Dieci Comandamenti, la lettera con cui doveva avere inizio la Toràh, ma che ha dovuto lasciare il posto alla Bet, la seconda lettera dell'alfabeto, forse per insegnare al mondo, simboleggiato dalla dualità della Bet, di tendere alla ricerca dell'Uno.
Se la gheullàh è la condizione ideale a cui deve aspirare il popolo ebraico, ed essa sarà raggiunta con la celebrazione di quel Seder, quell'ordine di tutta l'umanità, la golàh del libro di Estèr, è la condizione reale del mondo, dove tutto è confuso, distorto, disordinato.
Tuttavia la golàh e la gheullàh non sono cosi' distanti fra loro come potrebbe sembrare; infatti negli anni embolismici, quando si aggiunge un tredicesimo mese, Adar Sheni', si celebra Purim nel secondo Adar, per avvicinare il più possibile questa ricorrenza alla festa di Pesach. Purim, infatti è la preparazione a Pesach, una preparazione per la completa gheullàh.
Purim, le sorti del popolo ebraico, sono legate alla ricerca e alla riconquista dell'Alef, dell'unicità, dell'identità individuale e collettiva, di quella particella dell'Unico che è in ognuno di noi e in virtù della quale Gli somigliamo.
E' proprio l'assenza dell'Alef che consente agli Hamàn di ogni tempo di giocare a dadi le sorti del popolo ebraico. La disunione e le scissioni all'interno del popolo ebraico scatenano le forze di Amalek, antenato di Hamàn, prototipo dell'antigiudaismo irrazionale e gratuito di tutte le generazioni destinato a minacciare l'esistenza di Israele in tutti i tempi della storia.
La salvezza nella storia di Purim, giunge viceversa solo quando Estèr rivela ciò che ha tenuto celato: la sua identità, la sua Alef, adempiendo cosi' all'imperativo della Toràh " ...Ricorda ciò che fece a te Amalek..!" ( Deuteronomio, 25;17 ).
Il digiuno istituito da Estèr per invocare l'aiuto divino contro il decreto di Hamàn diventa, quindi, una premessa a un radicale capovolgimento della situazione.
La Teshuvàh, il pentimento, il ritorno, attraverso il digiuno rappresenta l'occasione per scrutare dentro di sé, per riprendere in mano le sorti del proprio destino e per liberarsi da un esilio che non ha una valenza esclusivamente geografica.
La condizione necessaria per passare oltre la golàh e raggiungere la gheullàh è, dunque, l'esperienza della Teshuvàh, cosi' come è detto nel Talmùd " ..grande è la Teshuvàh perchè avvicina la gheullàh.." ( Jomà 86, b).
Forse questo è il senso di cio' che è sostenuto dalla letteratura rabbinica:la parola Purim, sorti, è contenuta dalla parola Kippurim, espiazioni. Le sorti sono dentro le espiazioni, nel senso letterale dell'affermazione, ma si può anche leggere: le sorti sono nella Teshuvàh.
Solo con la Teshuvàh l'ebreo riprende quindi in mano, responsabilmente e coscientemente, le proprie sorti, non consentendo più che il caso decida per lui.
Purim-Kippurim, (in questo caso la k Kaf iniziale potrebbe avere la funzione di "come") Purim come il giorno del grande digiuno!
La vita dell'uomo oscilla tra queste due dimensioni, cosi' diverse, ma al contempo cosi' legate tra loro. Il mascherarsi e lo smascherarsi completamente!
Il digiuno, in fondo, è la necessaria conseguenza di un grande banchetto, e l'introspezione è l'inevitabile reazione a una rumorosa baldoria; talvolta è proprio una sbornia e il travalicamento dei limiti a stimolare un sincero esame di coscienza.
Nella concezione ebraica, il corpo non è scisso dall'anima: la nostra esistenza fisica nel mondo, messa in pericolo a Purim e, quindi, esaltata attraverso un banchetto, è inscindibile dalla nostra esistenza spirituale celebrata nello Jom Ha-Kippurim.
Non c'è un Kippurim senza un Purim che lo determini e lo motivi, e non c'è un Purim senza un Kippurim che lo contenga e gli dia senso.
La prima volta che figura la parola Estèr nella Toràh è in Genesi, 4; 14:
" ..saro' rimosso dal tuo cospetto..". E' Caino che parla: egli teme di essere abbandonato da Dio e non essere considerato più come uomo. Caino, uccidendo suo fratello, tende a restaurare il caos originario dell'universo. Eppure la sua condanna non è la pena capitale, ma l'esilio: il primo assassino gode di una strana immunità, nessuno ha il diritto di imitarlo, grazie a un marchio che Dio incide su di lui. Il primo segno che il Signore pone nel mondo. Secondo un midràsh Adamo incontrando Caino rimane stupito nel trovarlo vivo, tanto da chiedergli:" non hai forse ucciso tuo fratello Abele?" Caino gli risponde: "Io ho fatto Teshuvàh padre e sono stato perdonato!" nascondendo il volto fra le mani, Adamo, allora, esclama:" tanto grande è il potere della Teshuvàh?...non lo sapevo!".
Caino, l'uomo del crimine brutale, rappresenta la prova vivente che il perdono è possibile e che la forza della Teshuvàh può far risplendere la luce velata dall'oscurarsi del volto di Dio: la Hastaràt Panim.
"..Se si legge la Meghillat Estèr a ritroso non si è compiuto il proprio obbligo.." (Mishnàh, Meghillàh, 2; 1)
Quale è il senso di questa norma? Chi legge la Meghillat Estèr pensando che gli eventi in essa narrati appartengano solo al passato, "a ritroso", e il miracolo non è rilevante per il presente, non ha compiuto il suo obbligo.
Molti eventi della storia ebraica, anche quelli più recenti sembrano farci rivivere la storia del libro di Estèr, dove Dio sembra essere completamente assente. Per questo motivo i Maestri hanno visto nella storia di Purim, la condizione paradigmatica del popolo ebraico, indicando che sta all'uomo cercare la presenza divina nella storia, anche quando l'oscurità dell'esilio è divenuta più fitta, o quando la disumanità della maschera rischia di trasfigurare il volto umano.
Non dimentichiamoci, infatti, che nella lingua ebraica, l'etimo g-l-h significa " esiliare" e "rivelare" nello stesso tempo.
Fonte: Comunità Ebraica di Bologna
